Boom! In Italia c’è un unicorn! Anzi più di uno

AeroFarms sta lavorando ad un’operazione di raccolta 357 milioni di dollari quotandosi in borsa tramite una SPAC che valorizza la società 1,2 miliardi di dollari. AeroFarms è un unicorn.

D’altra parte AeroFarms si occupa di vertical farming. Ovvero agricoltura industrializzata, produce frutta e verdura in mega capannoni, un mercato ‘addressable‘ come si dice di 1,9 triliardi visto che tutti mangiamo insalata e pomodori. Ed è verissimo che c’è un gigantesco problema di sostenibilità del pianeta sul fronte del cibo come su tanti altri aspetti. Documentazione business plan sono già disponibili sul sito e sono veramente interessanti e ben fatti, il team è stellare. L’azienda sarà trattata al Nasdaq con il ticker ‘ARFM’ si prevede la chiusura entro il secondo trimestre di quest’anno.

Quello che colpisce è la valutazione. Aerofarms ha fatturato 1,5 milioni (non miliardi) di dollari scorso anno e punta a 4 milioni di ricavi quest’anno. Ho diverse startup in portafoglio con numeri ben migliori.

La società è stata valutata 2,5 volte i ricavi attesi del 2025.

In pratica gli investitori Americani stanno facendo una gigantesca scommessa e, attraverso un veicolo a breve si troveranno in mano azioni quotate ARFM che hanno pagato questi prezzi. Ritenendo che il titolo si rivaluterà e che la gente vorrà in futuro comprare tali azioni sul mercato visto che evidentemente non ci saranno dividendi nel futuro prossimo.

Le valutazioni ai tempi della bolla delle dotcom erano diventate qualcosa di assolutamente irrazionale ad un certo punto. Ma d’altra parte c’era anche la consapevolezza che i parametri del passato non erano più applicabili in quegli anni per valutare una startup. Infatti lo scoppio della bolla ha fatto una quantità enorme di morti e di feriti, lasciando però in piedi aziende come Amazon, Ebay, eccetera che invece le metriche giuste le avevano eccome.

Oggi c’è un’enorme liquidità sul mercato; con tassi di interesse negativi, il cash scotta se non sai come usarlo, conseguentemente c’è una grandissima domanda di asset alternativi. D’altra parte con 350 milioni in banca un team di fondatori come quello di AeroFarms, su un mercato come quello USA, è potenzialmente in grado di tirare su un’azienda come quella descritta nel piano.

Ecco dal business plan la slide che descrive come è stata valutata l’azienda.

Ora da questa storia le riflessioni che si possono trarre sono moltissime e sarà indubbiamente interessante vedere come andrà a finire. Ho il sospetto che ad un certo punto questo fenomeno si ridimensionerà o esploderà, ma potrebbe metterci anche molto tempo. Sicuramente un insegnamento per le startup Italiane, anzi più di un insegnamento e spunto da questa storia.

Innanzitutto vale la pena leggersi il business plan per imparare da un lavoro ben fatto.

Secondo: le valutazioni nel mercato Americano viaggiano su binari propri e fare confronti particolarmente in questo momento è molto difficile.

Terzo: a questi parametri valutativi in questo momento esistono allora diversi ‘unicorn’ anche in Italia, alcuni anche nel nostro portafoglio. Uno è la AeroFarms Italiana: Sfera Agricola, fondata da Luigi Galimberti e finanziata da Oltre Ventures. Che peraltro credo abbia un fatturato decisamente superiore.

Infine che se volessimo valutare con parametri comparabili anche le nostre startup la quantità di unicorn Italiani sarebbe lunga.

Certamente non abbiamo tanti unicorn come negli USA, ma bisognerà poi vedere nel lungo termine chi riuscirà a continuare a fregiarsi di questo titolo (che personalmente non sopporto) e forse quel giorno scopriremo di avere ottime aziende tecnologiche anche in Italia e indubbiamente diverse che varranno più di un miliardo.

Spero solo che quando succederà che anche questa situazione dovesse detonare non ripeteremo lo stesso errore raccontato in “Italia nella Rete” buttando via il bambino insieme all’acqua sporca.

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